La chiesa di San Silvestro in località borgo San Silvestro si trova all'inizio della Piana del Tirino,
pertinente al territorio del Comune di Ofena, di proprietà privata dell'Azienda Agricola Masciarelli & K srl.
L'attuale paese di Ofena (l'antica Aufinum) è adagiato su un poggio roccioso nell'alta valle del
Tirino e ha origini medievali.
Più anticamente, in epoca romana, l'abitato era più a valle, dove sono venuti alla luce alcuni resti,
ed era denominata Aufinum; forse non raggiunse mai lo status di municipium, dipendendo dalla
prefettura di Peltuinum.
Troviamo Aufinum sede di Diocesi nel 475 d.C., ma nel secolo successivo iniziò con la guerra
gotica (535-553) la sua decadenza che si accentuò qualche anno dopo con la presenza
longobarda.




La diocesi di Aufinum scomparve, come quelle di Amiterno, Aveia, Sulmona, Vasto, Ortona e Atri
e la Valle del Tirino fu inserita nel Gastaldato di Valva.
Le incursioni saracene del IX secolo dovettero assestare un altro duro colpo agli abitanti della
valle che li spinse a lasciarla per arroccarsi sui monti. Così nacque ex novo Ofena su un colle
(530 m) ai piedi del Monte Serra, 5 o 6 km più a nord dell'antica Aufinum. Il borgo medievale
fortificato di Ofena era chiuso da case-mura con porte e bastioni che delimitavano uno spazio a
forma di anello. Si rammentano tre porte: Porta da Piedi a sud, Porta Fucile e Porta Calconj.
Le strade principali si intersecavano dividendo in quattro settori l'abitato, come oggi.
Le prime notizie riguardanti Ofena risalgono al X secolo e fu tra i borghi che nel 1147 presero
parte alla II crociata. Feudo di quattro soldati a cavallo, nel 1187 era possesso di Berardo di
Gentile, figlio di Ruggero di Celano. Nel 1284 il feudo di Ofena passò, con Montesilvano, a
Riccardo di Acquaviva, figlio di Andrea.
Il monumento più importante di Ofena è la chiesa parrocchiale di S. Nicola di Bari, posta nel
centro storico del paese; presenta una facciata in stile barocco.
Non molto distante dal paese è la piccola chiesa di S. Pietro detta delle Grotte o in Cryptas,
datata al XII secolo, chiamata così per la presenza di sotterranei. La facciata romanica è
arricchita da un portale realizzato nel 1196 da Silvestro di Ofena; l'interno a navata unica, con
abside semicircolare, conserva affreschi del'400.
Prossimo al centro abitato sorge il convento dei Cappuccini con la chiesa di S. Giacomo,
chiamata dagli abitanti del luogo S. Francesco; la struttura iniziale della chiesa è fatta risalire al
XIII secolo, mentre le prime notizie scritte su di essa possono essere datate intorno al XIV secolo,
il 25 luglio del 1449 fu visitata da S. Giovanni da Capestrano per stipulare accordi con gli
appaltatori per la costruzione del suo convento e che nel 1478 il duca di Calabria concesse12
ducati annui per la sua perpetua manutenzione.
Il monastero accolse i Conventuali nell'anno 1500, dopo la scissione dei Francescani.
Il territorio di Ofena aveva un'altra antica chiesa, S. Maria di Cartignano, risalente all'XI secolo, i
cui resti si possono vedere dopo circa 7 km dal bivio di Ofena, procedendo lungo la SS 153, sulla
sinistra della strada; sappiamo che nel 1770 era ancora integra, disponendo di tre navate
all'interno, due altari ai lati e un'abside con un affresco duecentesco, ora conservato presso il
Museo Nazionale dell'Aquila. Si vede ancora la parte esterna dell'abside coronata da piccoli archi
pensili. La facciata appare molto semplice con un portale architravato e una lunetta che conserva
tracce di affresco; il campanile era a vela.
Infine, percorrendo la strada statale n.153, che da Pescara Porta a L'Aquila, non è subito visibile
poiché arretrata rispetto a questa e posizionata sul fianco della montagna, la chiesetta di San
Silvestro, in una posizione "nascosta" che forse ne accresce il fascino. Le origini della chiesetta di
S. Silvestro non sono molto chiare; l'odierna costruzione mostra elementi decorativi e
architettonici che rimandano al Trecento, ma la sua fondazione può essere molto più antica,
legata alle vicende del Borgo San Silvestro, un tempo abitato ed in posizione non molto distante
dalla chiesa. Dell'insediamento del borgo, sorto probabilmente in età normanna, non restano che
dei ruderi.
Oggi è visibile l'impianto urbanistico del borgo poiché sono individuabili gli edifici in gran parte
semi diruti.
Anche se non bisogna dimenticare che l'area su cui sorge la chiesa era stata abitata dalla
popolazione dei Vestini.
Le notizie più antiche sul popolo risalgono al 324 a.C., periodo della seconda Guerra Sannitica
(326-304 a.C.), durante la quale i Vestini si allearono con i Sanniti. Subirono un processo di
romanizzazione in due momenti diversi: la fascia interna fu annessa a Roma già all'inizio del III
secolo a.C. mentre quella costiera rimase indipendente sino alla guerra sociale.
Durante tale conflitto rimasero fedeli a Roma, nonostante le ostilità degli altri popoli italici, ottenendo in cambio
la cittadinanza romana.
Il loro nome deriva da Vesta, divinità che proteggeva il popolo, o da Vestico, divinità umbra.
I principali centri erano per la zona interna Aveia (Fossa - AQ), Peltuinum (Prata d'Ansidonia -
AQ) e di Aufinum (Ofena - AQ) mentre per quella costiera erano Angulum (Città Sant'Angelo -
PE) e Pinna (Penne - PE).
Appena sotto il borgo di Capestrano presso le sorgenti del Tirino è stata scoperta nel 1934, e
scavata di recente, la più famosa necropoli arcaica del territorio. Proprio da questo sito
provengono il celebre "Guerriero" e la sua probabile figlia (o consorte) la Dama di Capestrano.
La necropoli era pertinente ad un vicino abitato protostorico, relativo all'età neolitica, che
comprende una vastissima area posta a 298 metri sul livello del mare, compresa tra Capestrano -
Capodacqua – Ofena, che ha prolungato la sua vita fino all'età imperiale (l'antica Aufinum).
La quantità e la qualità di reperti che vi sono stati rinvenuti testimoniano una presenza continua di
insediamenti dal neolitico fino al periodo tardo antico (dal III al VI secolo d.C.); ciò che è venuto
alla luce dalla terra delle campagne sotto Capestrano è una realtà raramente documentabile
altrove con un'importanza storico-archeologica di sorprendente interesse.
Lo stato di conoscenza del territorio risulta più confuso nel periodo romano: alcuni studi arrivano
ad immaginare una consistente città territorio dislocata con nuclei sparsi su tutta l'area e
attraversata dal tracciato della via Claudia Nova che collegava la capitale dell' impero romano
alla costa adriatica.
Nella campagna di scavo condotta tra il settembre e il dicembre del 1934, insieme al Guerriero e
alla Dama furono rinvenute una trentina di tombe, delle quali alcune ad incinerazione ed altre ad
inumazione, databili le più antiche al V-IV sec. a.C., età del ferro.
Le indagini di scavo hanno identificato la presenza di una gradinata semicircolare posta su un
pendio che può essere interpretata come cavea di un edificio che poteva servire come teatro o
come luogo di adunanze pubbliche.
Il rinvenimento dei reperti funerari nella contrada "il Lago", (ad est dell'abitato sulla cima del Colle
Sant'Antonino e sulle sue pendici) e la localizzazione di tombe che vanno dal VI sec. a.C. all'età
imperiale (ad ovest dell'abitato) insieme ai tratti delle diverse cinta murarie, confermano
l'esistenza di un unico ampio centro da identificare con l'antica Aufinum.
I reperti rinvenuti dalla ricognizione e i dati bibliografici sembrano indicare quindi tre fasi archeologiche:
- VI-V sec. a.C. documentato dalla ricca necropoli del Guerriero di Capestrano;
- IV-III sec. a.C. attestato dalle tombe con ceramica a vernice nera rinvenute anche all'interno dell'abitato;
- I sec. a.C. Fino a tutta l'età imperiale (II sec. d.C.) testimoniato dal materiale epigrafico, da quello ceramico, con la presenza di materiale di importazione e dalle monete di vittoriani romani di fine II sec. a.C.




Gli scavi della necropoli di Capestrano e dell'antico e vasto sito della città di Aufinum, offrono la
possibilità di perdere il senso del tempo, oppure, semplicemente, di ritrovarlo attraverso la
rievocazione immaginaria delle diverse fasi storiche che hanno visto questa conca popolata ed
operosa sin dai tempi più antichi.
Numerosi reperti rinvenuti nell'area archeologica di Capestrano sono conservati nel Museo
Archeologico Nazionale d'Abruzzo.
La traccia di questi antichi nuclei abitati nell'altopiano, come quello di San Silvestro, è
sicuramente da ricondurre alla pastorizia e al tracciato del Regio Tratturo Centurelle-Montesecco
non molto distante, ma il nome San Silvestro è rimasto ad indicare la località dove appunto si
erge la chiesa.
Infatti il Tratturo Magno ha inizio alla basilica di Collemaggio e lasciatasi l'Aquila alle spalle,
transita tra le rovine della città romana di Peltuinum e fa sosta alla chiesa della Madonna di
Cintorelli, prima di traversare in direzione di Forca Penne e della Casauria.
Presso la chiesa di
Cintorelli dà origine al tratturo gemello Centurelle-Montesecco che si stacca e procede
parallelamente al Tratturo Magno con un percorso pedemontano a saliscendi sulle colline
abruzzesi e molisane prima di ritrovarlo e confluirvi in Puglia, vicino Chieti.
Non si tratta quindi di una chiesa di campagna, ma dell'ultima testimonianza di una piccola
comunità che, per alcuni secoli ha abitato queste terre, per poi trasferirsi, forse agli inizi del
Quattrocento, nel paese di Ofena. In seguito la chiesa è divenuta anche un sicuro riparo per i
pastori ed i viandanti che affrontavano l'avventurosa traversata della piana del Tirino alle pendici
della montagna su cui sorge Capestrano.
La piana ha rappresentato nel corso dei secoli una
fondamentale via di transito, poiché garantiva il collegamento tra la costa adriatica, l'alto Lazio e l'Umbria. La sua traversata era però particolarmente difficoltosa nella stagione invernale data l'altitudine e le basse temperature che si raggiungono nella piana.
Sulle pareti interne della chiesa sono ancora leggibili i graffiti lasciati dai viandanti in cerca di
riparo ed alcuni disegni.
La chiesa San Silvestro, realizzata in pietra locale, apre l'unico portale di accesso sulla facciata principale.
La sua traversata era però particolarmente difficoltosa nella stagione invernale data
l'altitudine e le basse temperature che si raggiungono nella piana.
Sulle pareti interne della chiesa sono ancora leggibili i graffiti lasciati dai viandanti in cerca di
riparo ed alcuni disegni.
La chiesa San Silvestro, realizzata in pietra locale, apre l'unico portale di accesso sulla facciata
principale.
La datazione diviene dunque un importante termine per il nostro lavoro, considerato che il portale
dell'ingresso è stato trafugato negli anni, in ogni caso la realizzazione della chiesa è da ritenersi
eseguita entro la fine del Trecento, anche se la volta interna ci fa pensare di posticiparla fino ai
primi del Quattrocento.
Degli affreschi che ornavano la chiesa non rimane più nulla, salvo una piccola zona nella parte
murata dell'abside. Accanto al portale si innalzava il piccolo campanile che ricorda la chiesa di
San Vittorino sempre ad Ofena, San Nicola di Pescosansonesco e della chiesa della Trinità a
Tione degli Abruzzi con il campanile realizzato come prosecuzione del contrafforte come nel caso
in esame.
All'interno la chiesa presenta un impianto ad aula rettangolare, presbiterio alla stessa
quota ed abside semicircolare; la navata è divisa da un arco traverso ribassato a vista.
L'altare in muratura ricoperto da stucchi in gesso è stato costruito in una fase successiva a quella
della costruzione della chiesa, addossato alla parete di chiusura dell'abside.
Disposti lungo la parete esterna ad ovest troviamo due monofore con cornici in pietra,
internamente le stesse risultano murate.
La Chiesa di San Silvestro ricopre un'importante valenza storica ed architettonica, la chiesa fu
gravemente danneggiata dal sisma del 03 Aprile 2009 che colpì il territorio aquilano.
Oggi l'immobile è ubicato in una zona periferica rispetto al centro della città di Ofena, l'edificio in
base al vigente strumento urbanistico P.R.E. approvato con delibera del Commissario ad acta n.5
del 29/05/2013 ricade in una zona A3 b- Borghi e nuclei storici disciplinata dall'art.30 delle NTA.
La chiesa è circondata da aree ricadenti in zona agricola.
Dall'accurato rilievo effettuato con "laser scanner 3d" è emersa la necessità di un intervento
definitivo, teso al completo e pieno ripristino dell'agibilità della chiesa con il recupero e restauro
delle parti interne ed esterne.
La chiesa è di proprietà privata; allo stato attuale è chiusa al pubblico e si presenta in un totale
stato di degrado.
Come riportato dai report fotografici, all'interno ed all'esterno della chiesa sono
evidenti i danni del sisma del 2009, con il crollo del contrafforte sulla facciata principale e relativo
campanile a vela.
La copertura è in totale stato di degrado, privo di coppi sulle due falde e di pluviali nei punti di
congiunzione con le murature.
La chiesa è priva dell'impianto elettrico quindi non è illuminata artificialmente. L'illuminazione
della chiesa avviene naturalmente solo attraverso l'apertura dell'ingresso principale che è priva di
serramento. Le monofore originali poste due sulla parete ad ovest e una sull'abside risultano
murate mentre il portale dell'ingresso è stato trafugato.
Singolare è il cumulo di pietre addossato
all'abside dal quale si intravede un muretto basso quasi a rappresentare una recinzione o una
parte di muratura crollata nel tempo. Una delle ipotesi potrebbe essere che anticamente tale area
esterna alla chiesa venisse usata come luogo di sepoltura.
L'intervento progettuale proposto è teso al completo recupero e restauro della chiesa da
destinare per la promozione di prodotti tipici dell'azienda e potrà ospitare anche le celebrazioni
della BENEDIZIONE, IN OCCASIONE DELLE QUATTRO TEMPORA.
In particolare la tradizione delle «Quattro Tempora», originariamente legata alla santificazione del
tempo nelle quattro stagioni, può essere opportunamente ravvivata con momenti di preghiera e di
riflessione. Mettendo in rilievo il mistero di Cristo nel tempo, la comunità cristiana invoca e
ringrazia la provvidenza del Padre per i frutti della terra e del lavoro dell'uomo. Si potrà caratterizzare la Messa, concludendo l'apposito formulario della preghiera dei fedeli con l'orazione di benedizione:
- dell'olio in Inverno;
- dei fiori in Primavera;
- delle spighe di grano in Estate;
- dell'uva in Autunno per segnare l'inizio di vendemmia.
La celebrazione potrà concludersi con una processione verso l'esterno della chiesa passando
intorno alla croce stazionaria che sarà posizionata poco distante dalla chiesa.
L'Azienda Masciarelli intende valorizzare i propri prodotti legandoli al territorio e alla cultura dei
luoghi e del Comune dove ricadono le coltivazioni a vigna che costituiscono il "domaine" cioè
l'insieme di vigneti, spesso di grandi e medie superfici, dislocati in più zone di uno stesso territorio
e, addirittura, anche distanti molti chilometri l'uno dall'altro e appartenenti a denominazioni
diverse, nelle quattro provincie dell'Abruzzo.
Questi vigneti sono di proprietà di un'unica entità e
le uve provenienti da ogni vigneto vengono vinificate separatamente nei luoghi di coltivazione in
modo da produrre vini, capaci di riflettere ed esprimere le caratteristiche delle singole zone.
In altre parole, il terroir è un concetto fondamentale nella produzione dei vini e qui, come in
nessun altra parte del mondo, il rispetto delle caratteristiche e delle differenze dei singoli vigneti è
una condizione essenziale dell'enologia Abruzzese.
Chiesa Borgo San Silvestro
Valenza storica ed architettonica.

PNRR - M1.C3 - Turismo e Cultura - Misura 2 – Inv. 2.2. Protezione e valorizzazione dell'architettura e del paesaggio rurale.
Regione Abruzzo D.D. n. DPH003/153 del 15/04/2022
Società Agricola MLM s.r.l.
PROGETTO DI RESTAURO DELL'ANTICA CHIESA BORGO SAN SILVESTRO OFENA
Centro culturale legato alla storia del territorio, all'enologia ed alle tradizioni religiose.
CUP: C39F22000140004